In breve
Il 5 marzo 2022, nove giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina, più di 50.000 persone sfilano per la pace nel centro di Roma. Il corteo è convocato dalla CGIL e dalla Rete italiana Pace e Disarmo. ACLED registra altre dodici organizzazioni, tra cui ANPI, Legambiente, Emergency e le associazioni studentesche. C’è un solo partito: il PD.
Otto mesi dopo, il 5 novembre, un altro corteo per la pace attraversa Roma, da piazza della Repubblica a San Giovanni. Secondo le stime partecipano tra le 40.000 e le 100.000 persone. Questa volta, oltre al PD, ci sono il M5S e Alleanza Verdi e Sinistra.
Le due piazze portano a una domanda: quanto spesso i partiti scendono in strada? ACLED, il database che registra proteste e conflitti in tutto il mondo, ha censito 204.490 proteste in Europa tra il 1° gennaio 2020 e il 7 ottobre 2025. Per ciascuna abbiamo verificato se tra i manifestanti ci fosse un partito rappresentato in parlamento. È successo in 16.013 casi, il 7,8%. Meno di una protesta su dieci, quindi le altre nove si svolgono senza partiti.
Le piazze d’Europa, una per una
Ogni punto della mappa è una protesta registrata da ACLED tra gennaio 2020 e ottobre 2025. In viola ci sono quelle con almeno un partito rappresentato in parlamento. Puoi guardarle tutte insieme, un anno alla volta, oppure lasciare accesi solo i punti viola.
Carico la mappa…
Una quota piccola che raddoppia
La quota cresce quasi ogni anno. Nel 2020 e nel 2021, gli anni delle proteste contro le restrizioni anti Covid, i partiti erano presenti in meno di sei proteste su cento. Dal 2022 la presenza aumenta, fino al 10,9% dei primi nove mesi del 2025. In Italia la crescita è più forte: dal 5,9% del 2020 al 14,4% del 2025.
Una parte della crescita dipende dalle proteste contro le misure anti Covid. Dal 2020 ne contiamo 25.332, e solo nel 4,2% c’è un partito. La crescita però riguarda anche i numeri assoluti: le proteste con un partito passano da 2.390 nel 2021 a 2.835 nei primi nove mesi del 2025.
Dalla Moldavia alla Finlandia
La media europea nasconde differenze molto ampie. In Moldavia un partito è presente in più di metà delle proteste, in Svezia e in Finlandia in meno di due su cento. Dei 36 Paesi con almeno 500 proteste, 27 restano sotto il 10%.
C’è un limite da tenere presente. ACLED registra un partito solo quando le fonti lo citano. Un consigliere comunale, in piazza, senza bandiera, non lascia traccia, e la copertura dei media locali cambia molto da Paese a Paese. Per questo i nostri numeri sono stime per difetto. Le differenze tra i Paesi, però, sono troppo grandi per dipendere solo dai giornali.
Le piazze dei sindacati e dei movimenti
In tutti i grandi Paesi europei il sindacato o il movimento più attivo partecipa a più proteste del partito più presente. La distanza minima è in Germania: 1.530 proteste per Fridays for Future, 687 per la SPD. In Francia la CGT partecipa a 12.878 proteste, otto volte più di LFI. In Svezia Fridays for Future supera i socialdemocratici di 46 volte.
Nell’Europa del Sud le proteste riguardano soprattutto il lavoro. ACLED attribuisce a lavoratori e sindacati la metà delle proteste in Francia, il 42% in Italia e il 36% in Spagna. In Germania la quota scende al 15%.
Anche in Italia i sindacati manifestano quasi sempre senza partiti. La CGIL partecipa a 4.630 proteste, e solo in 482 è presente anche un partito.
I temi che portano i partiti in piazza
Anche il tema della protesta fa la differenza. I partiti sono presenti nel 12,6% delle proteste sulla guerra in Ucraina o per la pace, e nel 10,3% di quelle su Gaza e la Palestina. Nelle proteste sul lavoro e sulle pensioni la quota scende al 3,4%, la stessa delle proteste per il clima. In quelle contro le misure anti Covid, si ferma al 4,2%.
Dove la piazza fa parte della lotta per il governo
Cinque Paesi superano il 15% e la Serbia è appena sotto. Sono tutti Paesi dell’Europa centro-orientale e dei Balcani. In alcuni è l’opposizione a usare la piazza contro il governo. In altri è il governo stesso a convocarla.
Il Partito Shor partecipa a 436 proteste, i socialisti del PSRM a 157, i comunisti a 64. Il picco è nel 2022, con 326 proteste con un partito. In quattro casi su dieci si protesta contro il caro prezzi e il costo dell’energia. In quasi tre su dieci vengono chieste le dimissioni del governo o della presidente della Repubblica.
Le opposizioni scendono in piazza con regolarità: tra 50 e 75 proteste con un partito ogni anno. La sigla più presente è Momentum (161 proteste), seguita da Párbeszéd (94), Mi Hazánk (73), MSZP (59) e DK (58). Fidesz, al governo per tutto il periodo, compare in 21 proteste.
Il partito più presente è il KPRF, con 870 proteste, davanti all’LDPR (235) e a Russia Unita (59). Dopo l’invasione dell’Ucraina, le proteste con un partito crollano: da 444 nel 2020 a 33 nei primi nove mesi del 2025. Dal 2022 quasi la metà (176 su 397) sono raduni a sostegno della guerra o dell’esercito.
Il Partito democratico, all’opposizione, è presente in 114 delle 126 proteste con un partito. Ci sono due picchi: nel 2021, con i comizi contro il governo Rama prima delle elezioni, e nel 2024, con i presidi davanti alla casa di Sali Berisha, agli arresti domiciliari.
Le proteste con un partito aumentano ogni anno dal 2022, fino alle 51 dei primi nove mesi del 2025. Quasi sempre sono contro il governo Fico. Le sigle più presenti sono SaS (80 proteste), KDH (75) e Progressive Slovakia (59), tutte all’opposizione.
Fino al 2024, le proteste con un partito restano sotto alle cento all’anno. Nel 2025 diventano 430, e 401 sono organizzate dal Partito progressista serbo, che governa il Paese. Sono raduni a sostegno del governo e contro le proteste degli studenti.
In piazza va soprattutto l’opposizione
Per ogni governo abbiamo calcolato quante proteste all’anno vedono la presenza di almeno un partito di governo e quante di almeno un partito di opposizione. Nel Regno Unito, con i conservatori alla guida del Paese, i partiti di governo partecipano a 10 proteste all’anno, quelli di opposizione a 92. In Francia, fino a settembre 2024, il rapporto è di 42 a 449.
Ci sono tre eccezioni. In Germania, durante il governo Scholz, i partiti di governo partecipano a 228 proteste all’anno, quasi quante l’opposizione (243). Il 43% delle proteste con SPD o Verdi è organizzato contro l’estrema destra, e solo tra gennaio e marzo 2024, nei mesi centrali delle grandi manifestazioni in opposizione ad essa, se ne contano 159.
In Spagna, con il governo PSOE-Sumar, il rapporto è di 262 a 290, su temi che vanno dalla sanità ai diritti delle donne, dalla casa a Gaza. In Italia, con il governo Draghi sostenuto da quasi tutto il parlamento, i partiti di governo superano quelli di opposizione: 325 proteste all’anno contro 216.
In Italia il PD è il partito più presente
In Italia un partito è presente in 2.402 proteste su 26.592, il 9,0%. Il PD è il partito più presente, con 1.164 manifestazioni: più di M5S (504) e FdI (439) messi insieme.
Chi governa scende meno in piazza
Tra il 2020 e il 2025, in Italia, si succedono tre governi, e il dato che emerge dal confronto è netto. FdI passa da 134 proteste all’anno durante il governo Conte II, quando era all’opposizione, a 41 durante il governo Meloni. La Lega scende da 114 a 40. Il PD fa il percorso opposto: 61 proteste all’anno con Conte, 185 con Draghi, 265 con Meloni. Cresce anche il M5S, da 29 a 111.
Il primo periodo va letto con cautela. Nel 2020 le restrizioni anti Covid limitano le manifestazioni e quasi metà delle proteste di FdI e Lega durante il governo Conte II riguarda proprio queste misure. Inoltre, anche una volta saliti al governo i partiti non spariscono dalle piazze: molte proteste sono locali e contestano i comuni o le regioni che sono guidati da altri partiti.
Tutti i partiti, Paese per Paese
Scegli un Paese e un anno: vedrai quante proteste ci sono state e a quante ha partecipato ciascun partito rappresentato in parlamento.
Partiti con seggi nel parlamento nazionale in qualche momento tra il 2020 e il 2025. Contano solo quando sono tra chi protesta, non quando sono il bersaglio. Per Cipro i dati comprendono il Nord. Il 2025 arriva al 7 ottobre. Fonte: elaborazione Proxima su dati ACLED.
Le parole del pezzo
ACLED
Armed Conflict Location & Event Data, un’organizzazione indipendente che raccoglie da giornali, agenzie e fonti locali proteste, scontri e violenza politica in tutto il mondo. Per ogni evento registra data, luogo, tipo e attori coinvolti, con una breve nota.
Protesta
Per ACLED è una manifestazione pubblica di dissenso in cui i partecipanti non usano la violenza. Comprende presidi e cortei pacifici, quelli in cui intervengono le forze dell’ordine e quelli in cui le forze dell’ordine usano una forza eccessiva. Abbiamo aggiunto le manifestazioni violente, in cui sono i partecipanti a usare la violenza.
Partito rappresentato in parlamento
Il criterio con cui separiamo i partiti dai micropartiti: contiamo chi ha avuto almeno un seggio nel parlamento nazionale in qualche momento tra il 2020 e il 2025. Restano fuori, per esempio, Rifondazione Comunista e CasaPound in Italia, e anche le coalizioni come AVS o il Nuovo Fronte Popolare, le organizzazioni giovanili e i movimenti.
Chi protesta e chi è il bersaglio
Ogni evento ACLED ha due lati. Il primo è chi protesta, il secondo chi la protesta prende di mira o chi interviene. Un partito conta solo quando sta dal primo lato: una sede vandalizzata o un comizio contestato non valgono come partecipazione.
Media annua per governo
Il numero di proteste di un periodo diviso per i giorni del governo e moltiplicato per 365. Serve a confrontare governi che durano tempi molto diversi.
Come abbiamo contato
Abbiamo usato un export di ACLED con tutti gli eventi registrati in Europa dal 1° gennaio 2020 al 7 ottobre 2025, l’ultima data presente nel file. Abbiamo considerato le proteste e le manifestazioni violente: 204.490 eventi. Sono esclusi gli scontri armati, i bombardamenti e gli episodi che ACLED classifica come violenza di folla.
Un partito conta in una protesta quando compare tra i manifestanti, cioè tra gli attori del primo lato, e l’etichetta deve corrispondere in modo esatto. Abbiamo verificato ogni conteggio con due metodi indipendenti. Consideriamo i partiti con almeno un seggio nel parlamento nazionale in qualche momento del periodo. Escludiamo coalizioni, movimenti, sindacati, organizzazioni giovanili e partiti stranieri presenti a proteste in un altro Paese. Quando un partito ha cambiato nome, come Renaissance e La République en marche, sommiamo le due etichette e contiamo ogni protesta una sola volta. Per le etichette ambigue abbiamo letto le note degli eventi prima di decidere.
I temi delle proteste e i raduni a sostegno della guerra in Russia sono individuati con parole chiave nelle note degli eventi, scritte in inglese: vanno letti come stime. Lo stesso vale per le proteste di lavoratori e sindacati, che ACLED attribuisce a una categoria generica per ogni Paese. Tra i partiti di governo contiamo solo quelli con ministri. Gli stessi criteri valgono per tutti i partiti, qualunque sia il loro colore politico.
Hai trovato un errore? Scrivici a info@proximaroma.it e lo correggiamo in modo visibile.
- ACLED, Armed Conflict Location & Event Data, eventi in Europa dal 1° gennaio 2020 al 7 ottobre 2025 (export di ottobre 2026), acleddata.com.