Proxima trasforma i dati in scelte politiche. Le istituzioni producono ogni giorno delibere, bilanci, registri di spesa, indicatori di servizio. Quel materiale racconta cosa sta succedendo davvero in una città e quasi sempre resta chiuso in archivi che nessuno apre. Noi lo raccogliamo, lo mettiamo in ordine e lo consegniamo a chi deve decidere e a chi vuole capire.
Polity, politics, policy
Chi studia la politica la guarda su tre livelli. La polity è l’impalcatura, le regole del gioco, le istituzioni e i confini entro cui si muovono. La politics è la competizione per il potere, le alleanze, il consenso da costruire e difendere. La policy è l’azione pubblica in movimento, i programmi e i servizi con cui si prova a risolvere un problema collettivo.
Nella pratica quotidiana i tre livelli si tengono l’uno con l’altro. Una riforma elettorale cambia la polity e ridisegna le convenienze della politics, che a sua volta decide quali policy diventano prioritarie e quali restano in fondo alla lista. Chi lavora in politica lo sa perché lo attraversa ogni giorno. Il racconto pubblico invece si ferma quasi sempre al secondo livello, dove le notizie arrivano più in fretta. Noi lavoriamo su tutti e tre, perché una misura si spiega soltanto tenendo insieme chi l’ha voluta, dentro quali regole è stata scritta e cosa produce sul territorio.
Ogni provvedimento è una scommessa
Quando un’amministrazione stanzia un incentivo, introduce una regola o avvia un servizio, sta scommettendo su un nesso di causa. Se applichiamo la misura X otterremo l’effetto Y, e l’effetto Y ridurrà il problema che ci ha spinti a intervenire. Quasi mai la scommessa viene messa per iscritto in una forma che permetta di verificarla, e questo rende difficile capire, due anni dopo, se ha funzionato e per quale ragione.
Il dibattito si chiude all’approvazione dell’atto, come se la delibera producesse da sola gli effetti che annuncia. Noi cominciamo a lavorare da quel punto in avanti.
Gli strumenti che già esistono rispondono ad altre domande
In Italia l’intervento pubblico viene verificato sulla conformità giuridica dell’atto, sulla regolarità contabile della spesa e sull’efficienza della macchina amministrativa. Sono controlli seri e necessari, costruiti per rispondere a domande diverse dalla nostra, che riguarda l’effetto. Un intervento può essere corretto su tutti e tre i piani e restare comunque lontano dal problema per cui era nato.
Ricostruire l’effetto significa seguire la catena che lega le risorse impiegate, i servizi erogati e quello che cambia per chi ci vive. È un lavoro lento, che in buona parte consiste nel mettere uno accanto all’altro documenti che nessuno aveva mai confrontato.
Come lavoriamo
Dietro ogni affermazione che pubblichiamo ci sono un numero, la fonte da cui viene e il criterio con cui l’abbiamo contato. Usiamo dati che chiunque può consultare e dichiariamo cosa abbiamo incluso e cosa abbiamo lasciato fuori, perché due conteggi dello stesso fenomeno possono divergere di venti punti solo per come si definisce l’unità di misura. Quando aggiungiamo un’opinione, la segnaliamo.
Gli strumenti li costruiamo noi. Le procedure con cui raccogliamo e ripuliamo gli atti, gli indicatori che permettono di confrontare territori diversi, le scorecard con cui valutiamo una gestione sono metodologie nostre, sviluppate internamente e affinate edizione dopo edizione. I criteri con cui funzionano restano pubblici, così chi vuole rifare i conti può farlo e chi trova un errore può dimostrarlo.
Uno scostamento dal piano iniziale, va detto, non è automaticamente un fallimento. Chi applica una misura sul campo la adatta di continuo a condizioni che chi l’ha scritta non conosceva, e a volte quell’adattamento è la ragione per cui la misura regge. Distinguere l’inerzia burocratica dall’adattamento intelligente è la parte più difficile del mestiere, e capita che serva tornare sui propri passi.
Per chi lavoriamo
Lo stesso lavoro serve a pubblici diversi. Un amministratore che deve capire dove sta perdendo un servizio. Un’istituzione che vuole misurare l’effetto di un programma prima di rifinanziarlo. Un’azienda che ha bisogno di leggere il contesto regolatorio in cui si muove. Una redazione che cerca dati verificati su cui costruire un pezzo. E chiunque voglia farsi un’idea propria della città in cui vive.
Siamo uno strumento a disposizione di chi la politica la fa, e restiamo tali. Le scelte spettano a chi ha il mandato per compierle.
Analisi e consulenza
Proxima pubblica analisi aperte a tutti e affianca chi amministra, chi si candida e chi organizza. Sono lo stesso lavoro sui dati, con due destinatari.
Lo diciamo apertamente perché tenerlo nascosto sarebbe peggio. L’elenco dei soggetti con cui abbiamo una consulenza in corso è pubblico. Quando un’analisi riguarda un nostro cliente, lo scriviamo in apertura dell’articolo. Nessun contratto stabilisce cosa pubblichiamo, quando o come. Quando sbagliamo, correggiamo e lo segnaliamo.
anche quando il numero dà torto a chi ci paga.
Il perimetro
Partiamo da Roma e dal Lazio, dove conosciamo meglio gli atti e le persone che li producono. Roma ha una particolarità che nessun’altra città italiana condivide, perché nello stesso chilometro quadrato convivono un’amministrazione comunale, una Regione e il Parlamento, e i tre livelli si intralciano di continuo. Lo sguardo resta nazionale.
I format
I format periodici seguono le fasi del ciclo di vita di una politica pubblica.
- Il Termometro Gli esiti. Segue come cambia un problema sociale o economico nel tempo e confronta le risposte adottate in territori diversi, in Italia e in Europa.
- La Pagella L'attuazione. Valuta il lavoro di un amministratore su parametri di performance e di efficacia della spesa, con i criteri della scorecard pubblicati per intero.
- Il Radar La formulazione. Analizza delibere, bandi e provvedimenti prima che diventino cronaca, per ricostruire il disegno originario e capire chi lo ha scritto.
I criteri della Pagella non cambiano a seconda di chi governa. Una scorecard su un’amministrazione di centrodestra e una su un’amministrazione di centrosinistra si costruiscono sugli stessi parametri, e i parametri sono pubblicati prima delle valutazioni.
Perché ora
Roma vota nel 2027. Nei prossimi dodici mesi la città si riempirà di promesse e servirà un posto dove tenerne il conto. Cominciamo adesso, con un anno di anticipo, misurando cosa il prossimo sindaco erediterà. Poi verranno le promesse dei candidati. Poi, a urne chiuse, quello che di quelle promesse sarà stato mantenuto, edizione dopo edizione, per tutta la durata del mandato.
Trasformiamo i numeri in scelte.
Comincia con noi.
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