Della legge elettorale si discute quasi sempre per aggettivi, e chi la scrive la chiama stabilità mentre chi la contesta la chiama premio ai capi partito. Sotto gli aggettivi però c'è un'aritmetica esatta, che si può guardare. Quattrocento punti, uno per deputato, disposti nell'emiciclo come si siedono in Aula.
Il colore di ogni punto dice una cosa sola, come si arriva in quel posto. È lì che lo Stabilicum interviene.
01 · Come si arriva in Aula
Dove finiscono i collegi
Nel Rosatellum i punti verdi sono i collegi uninominali. L'elettore vede dei nomi sulla scheda, ne segna uno, e chi prende un voto in più degli altri va in Parlamento: 147 seggi alla Camera e 74 al Senato, il trentasette per cento del totale. I punti viola sono la quota proporzionale, assegnata a liste bloccate, dove l'ordine lo decide il partito prima del voto e chi è primo entra quasi sempre mentre chi è quarto quasi mai.
Nello Stabilicum il verde sparisce del tutto. I collegi uninominali vengono aboliti e nessun parlamentare sarà più legato a un perimetro territoriale definito. Su questo punto il testo non è in discussione: lo prevedeva la versione approvata dalla Camera e lo prevedono tutti gli emendamenti depositati al Senato, compreso quello sul ballottaggio.
«La geografia del Parlamento la cambia chi tiene la penna sulle liste, non chi incassa il premio.»
Al posto del verde compare l'ambra: settanta seggi alla Camera e trentacinque al Senato che non si distribuiscono in proporzione ai voti. Vanno in blocco alla coalizione che supera il 42%.
02 · La soglia
Il gradino del 42%
Un premio a soglia fissa funziona come uno scalino. Sotto il 42% non esiste e la legge torna al proporzionale puro; raggiunta la soglia arriva tutto insieme. Lo scarto tra un decimo di punto in meno e un decimo in più vale decine di seggi.
Quanti seggi prende una coalizione, in base al suo consenso
È qui che questa legge decide qualcosa. Portare una coalizione dal 41,9% al 42,0% significa convincere pochi elettori in più, e vale abbastanza seggi da trasformare una minoranza in un governo. Nelle simulazioni pubblicate a luglio bastava spostare la collocazione di una sola lista per cambiare chi incassa il premio.
03 · Il contrappeso
Quanto pesa davvero il premio
Fuori dal punto di soglia il premio conta meno di quanto il dibattito lasci intendere. Nel complesso vale circa trentasei seggi di differenziale rispetto a un proporzionale senza correttivi, e il suo effetto principale è abbassare dal 49 al 42 per cento circa il consenso necessario per la maggioranza assoluta. Resta un correttivo stretto, collocato in un punto molto sensibile della curva.
Le soglie di sbarramento restano quelle del Rosatellum, il 10% per le coalizioni e il 3% per le liste, con il ripescaggio della prima lista sotto il 3% dentro ogni coalizione. Un emendamento approvato in Aula esclude però dal computo della cifra di coalizione i voti delle liste che restano sotto il 3% e non sono la miglior perdente. In pratica nessuna coalizione può permettersi più di una lista a rischio soglia senza bruciare voti propri.
Resta anche l'esenzione dalla raccolta firme per chi aveva un gruppo parlamentare in almeno una Camera al 31 dicembre 2025, e viene introdotto il voto dei fuorisede, approvato con un accordo bipartisan.
04 · Il calendario
Dove si decide
Il testo è all'esame della prima Commissione del Senato. Gli emendamenti sono stati depositati entro il 1° settembre, l'Aula lo discute il 9, l'11 e il 14 in sedute senza orario di chiusura, il voto finale è calendarizzato per il 15 alle dieci. Se Palazzo Madama modifica una sola parola, serve una terza lettura alla Camera. Fino ad allora si vota con la legge 165 del 2017.
Su una cosa il calendario dice più del merito: l'Aula quasi certamente riceverà il testo senza relatore. In quel caso gli emendamenti votati in commissione decadono e si riparte dal testo licenziato dalla Camera, con la partita degli emendamenti riaperta da capo in Assemblea.
05 · L'emendamento
Le preferenze tornano, il primo nome no
Il 1° settembre è scaduto il termine per gli emendamenti. Il centrodestra ne ha depositato uno unitario, firmato dai capigruppo di tutti i partiti della coalizione, che reintroduce il voto di preferenza. È la stessa materia caduta alla Camera per un voto a scrutinio segreto, e il calcolo che la riporta in campo è procedurale prima che politico: il regolamento del Senato non ammette il voto segreto su questo testo, quindi i franchi tiratori che a luglio hanno fatto la differenza qui non possono operare.
Il meccanismo proposto è questo. Ogni lista nei collegi plurinominali schiera sette candidati in ordine alternato di genere a partire dal capolista. L'elettore può esprimere fino a tre preferenze, e dalla seconda in poi devono riguardare candidati di sesso diverso, altrimenti le successive alla prima si annullano. Il voto disgiunto resta vietato. Nessun candidato può comparire in più di cinque collegi plurinominali con lo stesso contrassegno.
Qui sta il punto che il titolo «tornano le preferenze» non dice. Il capolista è escluso dal meccanismo e conserva la precedenza sui seggi, e nella maggior parte dei collegi una lista elegge uno o due candidati. Dove una lista prende un solo seggio, quel seggio è del capolista e le preferenze non spostano niente: contano dal secondo eletto in poi, cioè soltanto dove un partito è forte. La quota di scelta effettivamente restituita all'elettore dipende quindi dalla dimensione dei collegi e dalla forza delle liste, e non è la stessa in tutta Italia.
L'alternanza di genere, rispetto alla versione bocciata a Montecitorio, scatta dal capolista e non dalla seconda posizione. Come ha notato Pagella Politica, questo non impedisce a un partito di schierare capilista tutti uomini: la norma disciplina l'ordine interno alla lista, non la scelta tra liste diverse.
06 · Il ballottaggio
Una firma sola
Sul doppio turno la maggioranza non ha trovato una posizione comune. Resta un solo emendamento, depositato a titolo personale dal senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera: il premio andrebbe alla coalizione che al primo turno supera il 48%, e in mancanza si andrebbe al ballottaggio tra le prime due, a condizione che entrambe abbiano superato il 38%, senza nuovi apparentamenti. Forza Italia ha rinunciato a presentarne uno proprio, la Lega è contraria.
La distanza dall'impianto attuale è di sei punti di soglia e di un turno elettorale in più, il che equivale a riscrivere il meccanismo che abbiamo appena misurato. Il fatto che una modifica di questa portata arrivi con una firma sola dice quanto la maggioranza sia lontana da un accordo.
La tesi
Lo Stabilicum viene discusso quasi solo per il suo premio, che però resta un correttivo stretto. La modifica strutturale è un'altra e nessun emendamento la tocca: i duecentoventuno parlamentari che oggi si eleggono battendo un avversario in un territorio definito non lo faranno più.
Le preferenze, se l'emendamento passa, restituiscono all'elettore la scelta a partire dal secondo nome della lista. È una restituzione parziale e di ampiezza diseguale, che vale dove un partito elegge più di un candidato per collegio e non vale dove ne elegge uno solo. Il capolista lo continuano a scegliere le segreterie.
Quando ci saranno le liste, conteremo in quanti collegi la preferenza ha davvero deciso qualcosa.
Nota metodologica
Fonti: ddl S.1971 nel testo approvato dalla Camera il 16 luglio 2026 (217 sì, 152 no, 2 astenuti, scrutinio segreto); resoconti d'Aula di Camera e Senato; legge 165/2017 e legge costituzionale 1/2020 per la ripartizione vigente (Camera: 147 uninominali, 245 proporzionali, 8 estero; Senato: 74, 122, 4).
Il modulo sul gradino è un modello semplificato Proxima, non una previsione. Ipotesi adottata: il 92% dei voti validi va a liste o coalizioni sopra soglia, quindi la quota di seggi di una coalizione è pari al suo consenso diviso 0,92. Sotto il 42% si applica il riparto proporzionale sull'intero plenum nazionale; dal 42% in su, il premio di 70 seggi (35 al Senato) si aggiunge al riparto dei seggi residui, con il tetto di 220 (113). Al punto di soglia il modello restituisce un differenziale di circa 38 seggi, coerente con i circa 36 stimati dalle simulazioni indipendenti pubblicate a luglio 2026.
Aggiornamento del 3 settembre: emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze ed emendamento Pera sul ballottaggio, depositati in 1ª Commissione entro il termine del 1° settembre. Il contenuto dell'emendamento sulle preferenze è ripreso dalle ricostruzioni di Adnkronos e Pagella Politica, in attesa della pubblicazione del fascicolo. Sul numero complessivo degli emendamenti le fonti divergono tra 659 e 697: riportiamo entrambi i valori.
Il testo è in corso di esame al Senato e può cambiare prima del voto del 15 settembre. Se l'Aula riceve il provvedimento senza relatore, gli emendamenti votati in commissione decadono e si riparte dal testo approvato dalla Camera. La visualizzazione dell'emiciclo è una rappresentazione schematica dei metodi di elezione, non della disposizione reale dei gruppi in Aula.
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